Sta di fatto che, dopo averlo pazientemente seguito attraverso i suoi asciutti e, in certo qual modo, narrativamente innocui ottanta minuti di certosina indagine, possiamo affermare con una certa sicurezza che questo nuovo minuto, stempiato e apparentemente anonimo inspecteur plasmato da Pascal Bonitzer attingendo dalle simenoniane pagine del romanzo Maigret e i vecchi signori possiede un proprio indiscutibile e intrigante perché. […] Un racconto agile e snello: privo di autentici picchi drammatici e quasi interamente basato sul potere di quel dialogo che, così come maestri del calibro di Éric Rohmer e Bertrand Tavernier ci hanno insegnato, da solo è in grado di reggere e sostanziare un’intera visione. […] Un film fatto di gesti, sguardi, parecchi non detti e altrettanti non mostrati, il quale riesce tuttavia a tenere ben desta l’attenzione e la curiosità del paziente spettatore amalgamando fra loro una chirurgica quanto minimalistica regia, solidissime prove attoriali e un sotteso clima di disincantato mistero capace di trasformare questa curiosa e apparentemente routinaria trasposizione in un’appassionata e a suo modo appassionante indagine umana ancor prima che poliziesca.